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in Tecnologia da (150 punti)

Il problema è questo: un commercialista mi ha detto che per avere un sito web mio, in cui si vede che il dominio appartiene a me e che lo spazio viene usato a scopo promozionale, devo possedere una P.Iva. Paradossalmente però un traduttore editoriale non deve per forza aprire una P.Iva. Quindi il mio sito non lo posso proprio avere?

Il mio sito sarebbe composto da: home page, una pagina portfolio, una pagina contatti (con la mia mail e un numero di telefono) e 2/3 pagine descrittive di me e del mio lavoro, con una sezione blog. Non è un e-commerce e non andrei a monetizzarlo in alcun modo.

Come posso fare? Quelli di Strade non sono stati in grado di aiutarmi. Grazie se qualcuno risponderà. 

Corso Diventare Traduttori

1 Risposta

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da (14.5k punti)
Premesso che non ho competenze relative alla legislazione italiana, ti consiglierei di chiedere a un avvocato specialista di e-commerce e servizi digitali.

Da modesto utente di internet, quello che ti hanno detto mi sembra un'assurdità, ma proprio a livello di concetto.

Un sito non è altro che un insieme di testi salvati su un computer collegato a una rete. La natura stessa di internet sfugge a ogni tentativo di limitarne l'uso, come si è visto in mille occasioni.

Ti faccio un esempio: tutti i file su cui stai lavorando su Google Drive hanno un'opzione chiamata "Condividi pubblicamente" che - di fatto - assegna a un qualsiasi documento un URL univoco. Quindi - strictu sensu - anche quello è un sito. Non puoi fare clic su quel pulsante se non hai partita IVA?

Il nocciolo della questione è l'uso che fai del sito: se stai vendendo servizi o prodotti direttamente, cioè se avviene una transazione, è ovvio che dovrai attenerti alle leggi in materia di commercio vigenti nel tuo paese. Ma se il sito è una semplice vetrina, sfido il tuo commercialista a far sì che un giudice stabilisca la chiusura del sito per mancanza di partita IVA. IVA su cosa, oltretutto?

Il commento, amarissimo, a margine, è che se l'iniziativa privata viene ostacolata in questo modo luddista e retrogrado, l'Italia non ha molto futuro davanti. A prescindere dal fatto che il commercialista abbia ragione o meno. Anzi, se il commento risulta poi fondato, direi che la situazione è ancora più frustrante e avvilente.
da (6.4k punti)
Ho chiesto lumi allo http://www.studiobonavia.it/ Studio Bonavia, che è il nostro riferimento per tutto quanto riguarda la fiscalità e gli adempimenti dei traduttori. Mi dice quanto segue: "Confermo che se si crea un sito acquistando un dominio con una vetrina del proprio lavoro è obbligatorio inserire il numero di partita IVA. Ragionando al contrario, se non sei titolare di partita IVA non creare un sito con un dominio proprio, ma prendi in affitto spazi su portali altrui."
Evito di commentare per non rischiare denunce. Il tuo commercialista aveva ragione.

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